L’alveare di Cava Carosello

Ultimo Atto

di Mario Alì

La scorsa estate, trovandomi per caso a parlare con una Guardia Ecologica dell’EFS al Museo del Mare, ebbi notizia dell’estinzione della famiglia di api che aveva formato un alveare naturale nella valle del Carosello. Subito andai sul posto e, fatto un sopralluogo e osservati con attenzione i segni presenti, mi resi conto di alcune cose.

Riflettendo poi su quanto rilevato, ho ricostruito (almeno per come la vedo io) ciò che è accaduto in questo modo: la famiglia, in seguito a stress di vario tipo e non facilmente accertabili, si è indebolita. Può essere stato il caldo eccessivo o il surriscaldamento della roccia, visto che l’anfratto dove si erano annidate le api era proprio sotto una timpa battuta tutto il giorno dai raggi solari. Oppure può avere fatto la sua parte l’improvvisa mancanza di pascolo verificatasi nella stagione estiva, dopo la primavera del 2019, che non è stata certo fra le migliori per fioriture, non consentendo loro di produrre adeguate riserve di miele.

Quando le difese di quella famiglia di api si sono indebolite (le scorte sono diminuite L ed i consumi sono aumentati, dovendo loro usare miele per ventilare e raffreddare l’habitat dell’alveare), allora hanno preso il sopravvento i nemici, in particolare la Varroa destructor (acaro parassita delle api), che hanno poi aperto la strada ad altri nemici. Sicuramente si sono generate malattie, le cosiddette varroasi, e quella famiglia è arrivata allo stremo delle sue forze.

Alla fine anche le api guardiane, a difesa della porta d’ingresso, hanno perso il controllo della situazione ed è entrata la Galleria mellonella, l’insetto divoratore della cera che, nel giro di qualche settimana, è capace di distruggere l’intera struttura dell’alveare.

Le api del Carosello hanno capito tutto questo. Hanno avvertito che era vicino il momento della fine, perché il loro sistema di comunicazione consente lo scambio di informazioni fra tutti, nessuno escluso.

A questo punto, come estrema ratio, hanno deciso saggiamente di scappare. Raccolto tutto quello che potevano nelle borse melarie, ammesso che fosse rimasto granché nei depositi dopo gli innumerevoli e ripetuti saccheggi che di sicuro avranno subito, sono volate via tutte, portandosi appresso e al centro dello sciame il cuore della loro casa: la regina. Ecco perché il nido nel sentiero del Carosello è stato trovato vuoto!

Ma, detto ciò, mi corre l’obbligo di evidenziare che tale estremo tentativo di salvarsi da parte delle api del Carosello è un’impresa impossibile, specie con la siccità della stagione estiva. Come dentro una nave che attraversa un mare in tempesta, i naufraghi dovranno incontrare una odissea di difficoltà per approdare, se ci riusciranno, in un’isola sperduta e sconosciuta.

Così immagino le api del Carosello trovarsi in un nuovo luogo con scorte in esaurimento, poca possibilità di bottinare per mancanza di raccolto e, soprattutto, senza una covata che garantisca la continuità alla colonia. Impresa impossibile e assurda. Il resto lo si può immaginare da soli.

È lo scotto che si paga nella lotta per la sopravvivenza!

Come già dicevo in un precedente articolo di Grifone “Il caso irrisolto dell’alveare del Carosello”, la selezione naturale avviene in conseguenza delle scelte sbagliate che si fanno ed ovviamente l’alveare costruito nel sentiero del Carosello fu un incidente di percorso e un tranello della sorte nella varietà delle opzioni offerte dall’ambiente naturale.

Vogliamo essere più ottimisti? Riuscirà a sopravvivere la colonia di api del Carosello?

Sì, una risposta affermativa sarebbe da ipotizzare, qualora quelle api appartenessero alla sottospecie Apis mellifera siciliana, endemica di Sicilia, e adattata alle condizioni locali nel nostro territorio.

Purtroppo la nostra famiglia del Carosello non appartiene all’Ape nera siciliana! Come fin dall’inizio avevamo notato, i suoi caratteri morfologici ci fanno ritenere che essa sia ascrivibile alla sottospecie A. m. ligustica, che solo da qualche decennio gli apicoltori hanno importato dal Nord Italia e che ha invaso il nostro territorio.

Il risultato di questa incontrollata e impropria diffusione è stato il progressivo inquinamento genetico delle popolazioni dell’Ape nera siciliana, le quali tendono a scomparire, non sappiamo ancora se totalmente e in modo irreversibile.

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