La “grotta della Pellegrina” al Plemmirio (SR)

di Paolo Scalora

“Ho sempre immaginato il Plemmirio come il dito d’un gigante, disteso sul mare ad additare ai marinai la via dell’ardimento. Per una decina d’anni ho frequentato la costa ed il mare del Plemmirio giorno dopo giorno. La costa l’ho sempre considerata come la costa della leggenda. Pillirina è una baia che s’indigita nella costa e, con mare verdissimo, culmina in una grotta profonda, con un buco rotondo sulla volta. Al tempo in cui ‘u Signuruzzu si muveva supra ‘a terra, in un castello sulla costa alta viveva una bellissima ragazza che si era invaghita di un marinaio. I ricchi parenti non vedevano di buon occhio questo amore; la ragazza però, eludendo la vigilanza familiare, la sera scendeva nella grotta in cui arrivava in barca l’amore: per giaciglio un materasso fragrante di alghe. Una volta la serenità dell’estate fu infranta da un’imprevedibile bufera: la notte corrusca di fulmini, il cielo rimbombò di tuoni, il vento percosse il mare facendolo adirare; la ragazza, quella sera, attese invano; attese anche altre sere. Allorché intuì ciò che purtroppo era accaduto, si gettò in mare, nel disperato tentativo di congiungersi a lui per l’eternità. Nelle notti di plenilunio, quando la luna grande in un diluvio di luce si precipita dentro la grotta, i marinai che randeggiano la costa, guardando nella baia, vedono, splendente nella grotta, la ragazza vestita soltanto di raggi di luna, bellissima, così com’era un tempo, giovane, così com’era un tempo, impegnata in un eterno pellegrinaggio d’amore”.

Così Enzo Maiorca raccontava la leggenda della “Pillirina” in un convegno tenuto a Siracusa nel 2006 (E. Maiorca, Magia del mare: tornerà la Pillirina al Plemmirio? in “Il mare e le grotte del Plemmirio – Un patrimonio da valorizzare”, a cura di G. Marino, 2007, p. 43).

Per il “signore degli abissi” la grotta della leggenda è sempre stata quella situata nell’intimo angolo di un’insenatura, nei pressi di punta del Gigante, che “si indigita nella costa” (fig. 1). Tuttavia, come è noto, un’altra grotta viene chiamata Pillirina, visitata da escursionisti amanti della natura e suggestionati dal racconto. Di grande interesse paleontologico (Marziano C. – Chilardi S., Contribution to knowledge of the Pleistocene mammal-bearing deposits of the territory of Siracusa (southeastern Sicily), in “Biosphere to litosphere. New studies in vertebrate taphonomy”, ed. T. O’ Connor, 2005, pp. 103-105), essa si apre in una paleofalesia calcarea, a “H poche centinaia di metri dalla costa, nonché dalla grotta precedente. Pur essendo una leggenda, i più attenti dovrebbero chiedersi come potevano i protagonisti amarsi su un letto di alghe all’interno di un antro terrestre lontano dal mare.

Come detto in un precedente articolo (P. Scalora, Pellegrina: Enzo Maiorca, la leggenda, le grotte, in “Grifone” – Anno XXVII n. 3-4 (143), 2018), una grotta denominata “Pellegrina”, al Plemmirio, è attestata già nel 1584 dall’ingegnere Camillo Camilliani nella preziosissima relazione sull’attività di perlustrazione del litorale siciliano, per conto della Corona spagnola, col fine precipuo di implementare un sistema di torri costiere a difesa del territorio dalle incursioni piratesche.
Nel corso della dettagliata descrizione della costa siracusana, l’autore scrive:

“questa grotta [la Pellegrina] è grandissima, e quel, che vien coperto dalle rocche, entra di transito circa 50 canne. Quest’antro la maggior parte dentro è rascuto, e ci è un’apertura di sopra, che risponde in esso: ma dove è l’acqua ci si potriano accomodar facilmente quattro bergantini, e resteriano coperti, ma non posson là dentro occultarsi se non sono disarborati. E quanto ha di buono questa grotta è, che al dritto delle rocche, che l’acqua fanno, ci son certi scogli sott’acqua, che le galeotte vengono ad essere impedite da quelle, quando volessero occultarvisi sotto”. (Descrizione della Sicilia; opera composta da Camillo Camilliano, celebre matematico, p. 281, in “Biblioteca storica e letteraria di Sicilia”, XXV, per cura di G. Di Marzo, 1877).

Oltre un secolo dopo, il gesuita Giovanni Andrea Massa, nella sua descrizione del litorale, menziona “la grotta della Pellegrina, e la sua Punta” (G. A. Massa, La Sicilia in Prospettiva, 1709, II, p. 388), proprio sulla scorta del Camilliani.
Un ulteriore approfondimento, consistente nella consultazione di una delle mappe che Camilliani realizzò a corredo della relazione scritta, ha fatto acquisire un nuovo dato che fuga definitivamente ogni dubbio, vanificando l’ipotesi di identificazione avanzata nel precedente contributo. Osservando attentamente la mappa relativa al territorio siracusano (fig. 2), riprodotta nel bel volume di Liliane Dufour “Città e mare. Storia del litorale tra Augusta e Siracusa” (2006), si nota nella costa orientale del Plemmirio una rientranza improvvisa, stretta e allungata, certamente la “baia che si indigita nella costa” sia per la forma che per le scritte grotta della Pellegrina e punta della Pellegrina riportate accanto, cioè la grotta indicata da Maiorca, la grotta della leggenda! L’illustre Siracusano ci ha tramandato un luogo di antica memoria che adesso assume ulteriore valore culturale.

Particolare della mappa di Camilliani con la “Pellegrina”.
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