Un’occasione esigente

di Longino Contoli Amante

Forse, l’esplosione del COVID19 ci costringe a riconoscere alcune fragilità umane (e italiane) attuali (Colosso dai piedi d’argilla?!), da tanti, da tempo denunziate, ma da pochissimi recepite.

SOVRAPOPOLAZIONE: Popolazione moltiplicata in un secolo, non più in equilibrio con il territorio. Densità elevatissima e disomogenea (aree urbane v.s rurali). Piramide demografica squilibrata: alta senilità e scarsa fecondità. Non meccanismi automatici di controllo demografico, ma scelta individuale egoistica. Non “metapopolazioni” (subpopolazioni in parte separate), ma “villaggio globale”; ciò comporta, già ora e più ancora in prospettiva, la riduzione ad uno solo dei nuclei di sopravvivenza; dunque, l’impossibilità di selezione di gruppo ed il prevalere del “caso” sulla “necessità” (vedi Monod), pregiudizio per le potenzialità evolutive della specie (cfr. Tab. 1 e Fig. 1).

CRESCITA ASOCIALE: Complessificazione sociale, con massa critica socioeconomico- funzionale troppo alta (società urbana). Crescita senza limiti (produzione > consumo > produzione, in retroazione positiva insostenibile). Più interazioni, meno tempo per pensare, a vantaggio degli slogan acritici consumistici.

CICLO BIOLOGICO NON RESILIENTE: Non stress fisiologici coevolutisi, ma patologici e soggettivi, spesso assillanti e senza tregua (effetto “Dolce vita”, di Fellini? Si vedano le luci di notte in Italia, ai massimi della biosfera). Non selezione naturale individuale, ma spesso politica e/o censuale; da ciò, carico genetico crescente. Biomassa individuale eccessiva e squilibrata (sistemi adiposo e muscolo-scheletrico eccessivi v.s gli organi viscerali); effetto “Grande abbuffata”, di Ferreri?

ESPANSIONE E GLOBALIZZAZIONE INSOSTENIBILI: Non “effetto rifugio” dai rischi; diversificazione ecologica e culturale in scomparsa; meno margini di sicurezza contro imprevisti globali. Non fluttuazioni ad alta frequenza, che proteggono da quelle a bassa frequenza (impreviste). Inquinamento sempre più sfuggente ed insidioso (ad es.: polveri sottili).

INDIVIDUALISMO, PIU’ EGOISMO, MENO SOCIETA’: Effetto “carpe diem!”, prima dei divieti. Contro i pericoli esterni, effetto “polli di Renzo” (Manzoni), non “stormi di storni” …! Se si sta male, si tende a celarlo: effetto “parla più piano…!”, da “Il padrino”?

IL PARADOSSO: DA TROPPI UOMINI EGOISTI A SUBUMANI: La storia naturale ammonisce: da troppi individui, con l’affollamento, la specializzazione, la localizzazione, l’isolamento dall’esterno, i collegamenti interni guidati, la non – libertà individuale si va verso i subindividui entro il superorganismo egemone ed inconoscibile (effetto “Tempi moderni”, di Chaplin) …

INSOMMA: Che, ormai ci resti solo la scelta fra la tanto avversata ma saggia “decrescita felice” (Latouche) od il… crollo infelice? Ma già, da più parti, si parla e s’auspica che si possa presto “ricominciare” … a commettere gli stessi errori…

CHE IL “COVID19” CI AIUTI…A NON RICOMINCIARE, MA A CAMBIARE? CI AIUTI…
…Ad effettuare un’attenta diagnosi di ciò che avviene, prima di azzardare ipotesi di recupero e ripartenza…
…A svilupparci in qualità, più che crescere in quantità, nella folle spirale “produzione > consumo” …
…A coesistere con gli “altri – da – noi”, e non sbranarci con gli “altri – di – noi” …
…A privilegiare ciò che sta sopra, su ciò che sta sotto, gli occhi…
…A sbraitare di meno, spesso in una selvaggia gara di “tonsille” (irrispettosa delle idee altrui!) più che in un pacato confronto di pensieri; si pensi al “limbo” degli “spiriti magni” del passato che, secondo Dante “… parlavan rado, con voci soavi …”
…A ritrovare la dignità di nomi e concetti, contro l’ipocrisia di sinonimi e circonlocuzioni di comodità (non correttezza!) “politica” …
…Per chi ha la fortuna della fede, l’eroismo dell’ateismo o, perlomeno, l’equilibrio della laicità, ad abbattere dall’altare degli schermi (di TV, computer, cellulari, ecc.) e dalle prediche dei suoi sacerdoti (ad es.: la pubblicità, alla quale ormai tutti si genuflettono) l’idolo “denaro”, il nuovo vitello d’oro del nostro tempo disperato …
…A ritrovare il tempo per pensare, mentre oggi ci resta solo l’attimo (tra un “divertimento e l’altro” della “distrazione di massa”) per restare suggestionati dagli slogan consumistici e dalla gasata euforia di un ottimismo di maniera, acritico, presuntuoso e, soprattutto, servile …
…A ritrovare il valore della rinunzia, unico antidoto laico alla disperazione; rinunzia soprattutto al superfluo, destinato in breve a diventare più indispensabile del necessario …
…A ripristinare il disprezzo sociale verso chi sfrutta ed inganna il prossimo …
…Ad accettare e rispettare i propri doveri, una volta tutelati i diritti …
…Ad accettare con dignità la vita e pure la morte (come prezzo, obbligato per noi metabionti, da pagare alle future generazioni) …
…Ad evolvere, infine, fino a specie compiutamente “K – selezionata”, il nostro paradigma esistenziale? UN’OCCASIONE ESIGENTE: Contro ogni crisi, la vita evolve, ma esige un chirurgico taglio selettivo di ciò che non è adatto alle nuove circostanze. Anche le antiche formule di saggezza esigevano una severa rinunzia agli errori presenti: “… cor semper penitens et emendationem vitae… spatium verae et fructuosae penitentiae …” Non è più il caso ed il tempo dei medici pietosi che producono piaghe purulente …

Abbiamo ancora l’arma del dissenso sociale, politico ed economico; speriamo di saperla usare!

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