Il genio italico

di Emilio Mastriani

Non è certamente una novità che il genio italiano si distingua nel contesto mondiale, ma sicuramente lo è appurare quanto questa affermazione sia veritiera. Una delle doti principali che caratterizza il modus cogitandi italiano è senza dubbio la plasticità del nostro pensiero, ovvero la predisposizione, oserei dire innata, di pensare fuori dagli schemi.

Considerato il nostro trascorso storico e culturale, è noto come la Sicilia orientale sia stata sottoposta ad un continuo flusso di popolazioni e culture alle quali ci siamo lentamente adattati, da cui gradualmente abbiamo assimilato pregi e difetti, processo che ha creato il nostro bagaglio mentale, quella predisposizione a “guardare da un punto diverso” che mondi serrati da millenni non possono conseguire all’improvviso.

Tutta la storia che abbiamo vissuto, dà oggi a noi italiani la capacità di non fermarci davanti ad un nuovo problema, ci conferisce la caparbietà per affrontare nuove difficoltà e il coraggio di tentare vie e approcci contro corrente, azzardare metodi e strategie innovative dove gli altri si fermano.

Ormai da sei anni ricercatore informatico italiano in Cina, più di una volta ho visto lo smarrimento negli occhi di chi si trova davanti ad un problema la cui soluzione diverge dalla procedura standard, o remare contro semplicemente perché “gli altri non la pensano così”. È vero che la competenza e le ore passate sui testi a studiare sono necessarie per affrontare e risolvere problemi, ma è anche vero che il solo nozionismo non farà mai la differenza con il “resto del gregge”. E pensare fuori dai canoni, oltre ad essere un frutto del nostro passato, è anche la conseguenza di un approccio intelligente all’educazione.

La fantasia è una capacità importantissima che l’individuo sviluppa durante l’infanzia e tonnellate di articoli scientifici asseriscono come attività ludico/relazionali ne costituiscano un supporto fondamentale. Divertirsi per strada con gli amici, fare giochi di squadra all’aperto, inventare nuovi giocattoli con semplici cubi di legno o disegnare, dipingere, cantare sono tutte attività che da italiani riteniamo scontate, quando invece in altri contesti sociali non lo sono affatto.

Che un bambino passi del tempo a giocare, a relazionarsi con altri è non solo un bene per lo sviluppo della sua fantasia, quanto una preziosa eredità della nostra civiltà. Posso francamente affermare con serenità che un carico di informazioni senza alcuno spirito critico né elasticità mentale difficilmente porterà alla scoperta di strategie innovative patrimonio dell’umanità.

La bellezza di essere italiano, e forse ancor più siciliano, in un contesto culturale e sociale tanto diverso dal nostro, sia per storia che per educazione e tradizione, è proprio la diversità che ci contraddistingue. In un mondo che tanto blatera di globalizzazione, emerge sempre più l’importanza di mantenere la propria identità, perché proprio nell’eterogeneità sta la vera ricchezza. È nel pensare in modo originale, nel guardare il mondo con occhi diversi, nell’usare la fantasia e l’immaginazione senza paura che la scienza ha fatto e farà passi avanti.

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